La preda

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di Laura De Santis

Un rumore. Lo sentì distintamente nel cuore della notte. Sentì il suo cuore sussultare e battere come un cavallo selvaggio nascosto nel petto. Si alzò a sedere sul letto e si guardò intorno per poi accendere la luce. Non gli piaceva dormire al piano terra. Lo spaventava l’idea che qualcuno potesse introdursi nella sua casa e meno che mai gli piaceva dormire da solo. Non lo sopportava. Gli sembrava ingiusto doversi aggirare tra le stanze vuote, non avere qualcuno con cui scambiare una parola soltanto.

Non lo sopportava. Detestava trascorrere la notte senza nessuno a fargli compagnia, soprattutto in estate quando non poteva barricarsi dentro sprangando tutte le finestre. Ecco perché quel rumore lo aveva agitato tanto. E ne percepì altri, più intensi e più vicini. Si decise. Prese coraggio accese tutte le luci ed entrò in ogni stanza per controllare che non ci fosse nessuno. Tranquillizzato, sentì un rumore nuovo vicinissimo al portone. Si diede coraggio e aprì non prima di aver acceso le luci che davano sull’esterno. Si ritrovò faccia a faccia con uno sguardo felino.

Pupille gialle lo fissavano giusto in faccia. Tremò credendo fosse una fiera. Il piccolo gatto, in posizione di attacco, gli soffiò sul viso e allungò le zampe artigliate per colpirlo. Riuscì a farsi indietro e il micio saltò oltre la ringhiera in tutta fretta. Sul pavimento vide un piccolo geco trasparente dimenarsi. Aveva il terrore di quegli animaletti. Prese la scopa, lo finì e lo gettò, con un colpo di ramazza, in giardino. Richiuse tutto, spense le luci, ma non riuscì a dormire.

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