La metamorfosi della bella addormentata

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di Altea Alaryssa Gardini
Esiste una storia ancestrale. Esistono favole vecchie come le radici del mondo che si incatenano ai ricordi, si attorcigliano alle braccia e al cuore di chi le ascolta.
Alcune di esse sono tremende e dolorose ma non è questa la loro forza? Non è, forse, il loro respiro più estremo che sento nella musica e nell’aria?
Non sono certa che mi siano state raccontate: molte sono nate nel mio cuore e sono sicura che io non le abbia inventate. Nei cuori vivono gli attimi di certezza della storia passata, di quella presente e, probabilmente, insite in noi vi sono scintille di futuro. Motivo per cui, spesso, abbiamo la sensazione netta che tutto andrà bene.
Tutti ricordiamo la favola della Bella Addormentata, della fata Malefica e del fuso predestinato.
Non so dove sia nata Aurora, dalla voce della tradizione certo, ma dove lei ha vissuto questo non lo sa nessuno. Legende su leggende di luoghi perduti, di attimi dimenticati e paesi che non abbiamo mai visto: questo è stata Aurora, probabilmente.

Quante belle addormentate hanno vissuto; alcune vivono ancora, intrappolate nel tempo perché il loro cuore non ha mai cessato di battere.
Se la storia fosse diversa?
Vedo una bella addormentata proprio davanti a me, mentre la neve scende.
È una favola diversa, è dolorosa e straziante come il ghiaccio che lacera la carne.
Un tempo o, forse, ancora oggi alcune divinità vivevano tra noi. Si confondevano tra la gente e come gli esseri mortali vivevano in pace.
La protagonista del mio racconto non ha mai avuto un nome ed io ho deciso di chiamarla Yuki per via della sua storia: in Giappone questo termine indica la neve e mi sembra appropriato. Presto lo scoprirete anche voi.

Yuki era una guerriera, l’unica donna al servizio della principessa di quel regno così lontano. La principessa, che lei serviva, aveva un dono che doveva rimanere segreto. Il mistero era così ben protetto che nessuno ricordava più in cosa consistesse, ma era proprio questo a farlo assomigliare ad una perla rara.
Tutti volevano saperlo e tutti volevano ottenerlo: il lavoro di Yuki era impedirlo. Tutti la temevano ma nessuno la conosceva nel suo profondo.
La guerriera era esperta, aveva molte cicatrici che le solcavano il corpo a testimoniarlo. Era alta, lunghi capelli d’argento e i suoi occhi erano del colore delle nuvole che si vedono fuori dalla finestra quando fuori sta per nevicare: non grigie, non azzurre, ma splendenti.
Nessuno conosceva le circostanze della sua nascita, fu accolta a corte che era solo una neonata.
La principessa l’aveva salvata dal gelo quando era poco più che un fagotto arrotolato nella lana di dicembre e Yuki viveva per ripagarla e per salvare il suo antico segreto di cui, nemmeno lei, era stata messa a parte.

Un giorno, la principessa la chiamò al suo cospetto, voleva informarla di aver donato il suo cuore ad un uomo e che, presto, sarebbe partita. Era giunto il momento di lasciarsi ma anche quello in cui, come regalo d’addio, le avrebbe rivelato il suo segreto.
Yuki provò a protestare, per umiltà e per timore. Il soffio di un drago o di un ladro le avrebbe fatto meno paura. Non è vero che si teme solo ciò che non si sa, certi segreti urlano e graffiano solo per il fatto di conoscerli.
La principessa fu irremovibile, le prese le mani e si avvicinò all’orecchio della sua protetta.
“Da ora sarai amata oltre che temuta, quando ti sarai spezzata diverrai immortale. Questo è il mio dono.”
Yuki si sentì esaltata ma al tempo stesso perduta. Così, senza un motivo.
Una scintilla divina si era posata in lei ma questo non poteva saperlo.

La principessa svelò anche un altro mistero: aveva vissuto sulla terra amando il proprio popolo ma doveva tornare con le divinità che vivono al di là del cielo. Le disse che il dono fatto l’avrebbe resa immortale e lo avrebbe fatto rendendola per sempre viva e per sempre pura, ma anche vulnerabile.
Gli dei sanno essere benevoli e crudeli, non bisogna biasimarli per non conoscere la differenza tra i due.
Passò qualche anno dopo quella rivelazione, Yuki era stata attenta, anche se non sapeva a cosa. Lo aveva fatto per paura.
Era sempre stata sola in vita sua.
Aveva avuto un’unica amica, la principessa, e questa era tornata nel mondo degli dei e lasciandola lì: sarebbe stata immortale ma solo se si fosse spezzata. Nemmeno lei sapeva cosa questo significasse.

Un giorno, Yuki passeggiava lungo le rive del fiume sentendosi come sull’orlo di un sogno o ad un passo dalla rovina. Fu assalita da una sensazione di panico e dovette appoggiarsi allo schienale di una panchina. Improvvisamente, non gli importava più quale fosse il dono e cosa questo comportasse, decise di dimenticare quello che la principessa le aveva detto.
Si sentì ancora esaltata e ancora perduta, a metà tra la disperazione e la grazia divina.
Il suo corpo divenne di marmo e così rimase fino a quando non incontrò colui che la rese una donna.
Lui la amò così intensamente che lei si fuse in quella persona, senza chiedere, solo respirando all’unisono, e così rimasero per qualche anno.
Scoppiò, in seguito, una terribile guerra, sanguinaria e senza ragione, come solo le guerre sanno essere. Partirono entrambi.
Spesso il momento è benevolo e, altrettanto di frequente, è crudele.
Era inverno quando accadde, e arrivò il momento della profezia.
Durante la battaglia, entrambi vennero feriti ma quell’uomo si frappose tra Yuki e il colpo che gliel’avrebbe portata via e, quindi, fu lui a subire il danno peggiore. Morì tra le braccia della sua amata.
Lei continuò a chiamare il suo nome e ad accarezzare i capelli dell’uomo che era diventato parte di lei.
Invocò il suo nome e pianse così tanto fino a quando non cadde addormentata, con le braccia a proteggere quel corpo senza vita.
Si riprese poco dopo, ebbe di nuovo la certezza di cosa fosse accaduto, guardò il cielo e urlò.
La guerra si fermò, la voce riempiva l’aria di quella disperazione così forte che spezza qualsiasi ostacolo sul suo cammino. Il cuore nel petto di Yuki accelerò e poi, di colpo, si spense spezzandosi in mille pezzi.
Le parti infinitesimali in cui Yuki si trasformò, assorbirono il sangue versato e lavarono la terra. Poi, avvolsero il corpo del suo amato e lo portarono oltre le nuvole.
Una volta varcate, pianse ancora lacrime candide, fredde.
Le battaglie cessarono e fu firmato un armistizio. Tutti si erano resi conto della crudeltà dei loro gesti, tutti avevano conosciuto il dolore.
Yuki si era spezzata diventando immortale.
Se si guardasse bene, sotto le coltri bianche che riempiono i nostri giardini dopo la neve, si potrebbe vedere Yuki addormentata che purifica la terra su cui si posa. Lo stesso suolo che gli aveva portato via ciò che amava, mentre il mondo non sapeva cosa stava facendo viene da lei abbracciato: anche questo è amore.

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