La grande draghessa

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di Paola Lombardi

Un tempo, al di là del tempo, oltre ogni spazio, in quel non luogo dove gli dei ebbero origine, dove le idee ebbero dimora, trasse origine e forza la prima dea madre.

Essa era l’immensa draghessa. Una creatura mostruosa, con volto di uccello, occhi di cane, torso di donna e coda di drago. La voce cavernosa, bassa, minacciosa, dall’immenso potere. Bastava soltanto un suono emesso dal suo becco possente per ridurre al silenzio e all’obbedienza tutti i suoi figli. L’umanità le era figlia sottomessa. La grande draghessa dominava con la sua forza creatrice che fonda e distrugge, che crea e divora.

Edificò castelli e città, ne distrusse altrettanti. Partorì uomini e donne e altrettanti ne divorò. Impose il suo dominio e con il suo corpo possedette i suoi molteplici figli stringendoli nelle spirali della sua coda di draghessa. I suoi figli e le sue figlie non compresero l’immenso potere che la draghessa esercitava su tutti loro. Lo accettavano come si accetta quella forma di dominio chiamato amore, blanditi dalle sue molte lusinghe e dai suoi molteplici ricatti si lasciarono guidare fino alle estreme conseguenze. Prigionieri non smisero mai un giorno di consegnarsi deliberatamente al suo potere capriccioso e ineffabile.

Una dea che non conosceva la clemenza né la misericordia. Una dea madre priva di ogni forma di dolcezza, cruenta in ogni sua espressione, bestiale dominatrice. Il suo potere appariva eterno e inespugnabile fino a quando, in quel luogo in cui le idee ebbero dimora, comparve l’idea della ribellione.

La ribellione era figlia della grande madre, come lei discendeva dalla stirpe eterna, come lei aveva una natura bestiale, aveva torso di donna e zampe di tigre, volto di gatto e voce suadente. Il suo parlare era un richiamo che parlava al cuore di tutti gli uomini e di ogni donna. Le sue parole avevano la forma dell’inevitabile, il fruscio della libertà.

La ribellione venne e aizzò le figlie e i figli contro la grande draghessa. Di fronte all’ennesima città data alle fiamme, la ribellione condusse la battaglia e, alla vittoria, si presentò al popolo dei figli e delle figlie indossando la coda del drago come mantello. Alle spalle il fuoco divoratore, davanti a sé la folla dei figli e delle figlie orfani. A tutti disse: “Siate liberi, siate forti, siate padroni di voi stessi, siate soli come è sola ogni vita davanti alla morte, siate madri per voi stessi, siate dolci, siate genitori di tenerezza, siate vulnerabili e non abbiate mai paura. Siate sempre custodi di una scintilla ribelle”. In quel giorno e in quel luogo ebbe inizio il cammino dell’umanità.

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