La figlia del vento

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Irin, la figlia di Eolo il re dei venti, era stanca di vivere nel suo Palazzo di Cristallo. Desiderava vivere il mondo degli umani, voleva assaggiare quei sapori tanto descritti dalla sua amica Artemide.

Era spaventata, non sapeva come avrebbe reagito suo padre nel sapere il suo desiderio. Invece contro ogni aspettativa Eolo, fu felice e aiutò sua figlia; le disse che la sua amica Demetra (Dea dell’Agricoltura) era pronta a ospitarla per insegnarle l’arte di creare attraverso la natura.

Arrivò nel mese di aprile, una tarda primavera stava iniziando; imparò che occorreva recidere i rami degli alberi, i rinascenti delle piante e i germogli. Sì chiese perché ciò dovesse accadere e capì che in natura spesso è necessario sacrificare le gemme giovani delle piante, delle viti, per permettere a quelle più vecchie e forti di dar frutto.

Imparò che la natura è utilizzabile in ogni sua parte, falciava l’erba e diventava fieno per gli animali. Si rese conto dell’importanza del vivere in armonia tra le piante e gli animali; le piaceva parlare con le api importanti per l’impollinazione, adorava mangiare il miele.

Lavorava sotto il sole ma quando si sedeva per riposare iniziava a soffiare un vento piacevole che la avvolgeva e le carezzava il viso. Gli altri lavoratori ringraziavano la natura per quel venticello ristoratore, ma lei sapeva bene che erano le carezze e gli abbracci di suo padre.

Lei era la figlia del vento.

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Sono nata qualche annetto fa, cresciuta in un piccolo paese ricco di storia e tradizioni, a pochi passi dal mare, dove tuttora fuggo appena possibile. Ho frequentato la biblioteca del mio paese e sono cresciuta con lei, nel 2004 insieme con alcuni compaesani abbiamo fondato un’associazione culturale e creato un piccolo giornale a diffusione gratuita dal titolo “Sciuccaglie”. Sempre in quell’anno con un gruppo di amiche ci siamo occupate del nascente Museo della Pietra e siamo state formate per essere guide turistiche.

Appassionata di seggi elettorali e politica, nel 2005 ho svolto un percorso universitario per l’accesso delle donne in politica e nelle istituzioni; lì mi sono innamorata della storia delle donne e della condizione femminile. Ho partecipato, dietro le quinte, a un progetto sulla guerra e le violenze di quel tempo.

Nel 2010 ho creato un blog tutto mio, dove raccontare di viaggi nelle tradizioni popolari, nelle ricette italiane e della cucina povera. Ho scritto storie d’amore e di amicizia, e altro ancora. Scherzosamente mi definisco un po’ giornalista, un po’ food blogger, un po’ storica. Ma sognatrice, romantica e solare; schietta, diretta e determinata.  Cerco di trasmettere i sentimenti che catturo nel mio vivere quotidiano, spesso con ironia dico: “Sono una scrittrice, qualsiasi cosa tu dica o faccia può essere utilizzata in una storia”.

Ho partecipato alla prima edizione del premio letterario “Veroli Alta”, con il testo C’era una volta il paese di pietra, nel 2013 e sempre in quell’anno ho scritto il mio libro auto-prodotto, non in vendita perché è la mia bomboniera di nozze; dal titolo “IL SAPORE DEI RICORDI”.

Ho collaborato con varie realtà e dal 2016 con immenso piacere scrivo per voi di tantestorie.it.

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