Io odio la ricchezza

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di Laura De Santis

La nave divorò l’orizzonte. Enorme, scintillante, luminosa e rumorosa solcò il mare e poi il canale per avvicinarsi alla riva. I passeggeri che conteneva non chiesero nemmeno di scendere. Restarono assiepati ad osservare la città. Non ritennero importante visitarla, si accontentarono di vederla da lontano.

L’enorme molosso di metallo si ancorò di fronte alle porte della città invadendo lo spazio, fagocitando il cielo e la luce. Stella osservò con molta attenzione la manovra dell’imbarcazione. Era seduta sul molo, aspettava qualcosa, voleva fare qualcosa. Era inquieta, guardava i suoi vent’anni scivolare sul pelo dell’acqua, osservava se stessa riflessa. Sentiva che qualcosa non era al suo posto. Nell’istante in cui era certa di aver afferrato il motivo della sua inquietudine, l’immensa nave, il gigantesco natante di migliaia di tonnellate di ferro invase il suo orizzonte.

Stella si sentì schiacciata dalla mole del mostro di metallo. L’inquietudine prese la forma di una ribellione e tra sé si disse: “Io odio la ricchezza perché non è mai gentile e non è mai educata anche se ha un aspetto gentile e ben educato. Io odio la ricchezza che schiaccia il mio mondo. Io odio la ricchezza”.

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