Il tempo di una sigaretta

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…e gli occhi ancora fissi nel vuoto, mentre la notte cadeva a pezzi; si sgretolava tra i pensieri di Paolo oramai illuminati dalle prime luci dell’alba.

Greta, aprì la porta ed uscì sul terrazzo: “ma cos’hai fatto, hai trascorso la notte qui?” Paolo girò lentamente lo sguardo verso Greta, la fissò come se non l’avesse mai vista, tanto che lei si spaventò, non disse nulla e ritornò a fissare il vuoto per qualche secondo, posò poi gli occhi su una cicca di sigaretta spenta che aveva tra le dita, scosse leggermente la testa e ripiombò di nuovo con gli occhi su Greta, sorridendole forzatamente.

Il silenzio circoscriveva quella scena, nessuno dei due diceva niente, non una parola, Greta nel tentativo di divincolarsi da quell’inquietudine che l’aveva assalita trovando il marito lì fuori, con una cicca di sigaretta tra le dita ed un’espressione a dir poco cadaverica, e Paolo che cercava di ripercorrere l’intera notte appena trascorsa.

“Ok preparo il caffè e ne parliamo” e così dicendo, Greta, ritornò in casa lasciando Paolo libero di rimettere insieme i pezzi di quella notte che lo aveva fortemente provato.

Intanto la città si rimetteva in moto, da lontano giungevano i rintocchi di campane che annunciavano l’inizio della messa, il rumore delle auto pian piano diventava sempre più assordante ed il vocio della gente che riprendeva a vivere la propria vita, arrivava fin lì al terzo piano, su quel terrazzo, dove l’oblio racchiudeva un corpo inerme.

Non riusciva proprio a ricordare cosa fosse successo quella notte, l’unica cosa di cui fosse sicuro, di non aver dormito.

L’ultimo ricordo della notte coincideva con il primo del mattino, ovvero quella sigaretta consumata che si ritrovava tra le mani, e quei pensieri indecifrabili, come un mucchio di macerie che pesavano nella sua testa.

La gola secca, come se avesse attraversato il deserto, una sensazione di angoscia come se avesse appena scampato la morte ma contemporaneamente una sensazione di paurosa leggerezza, come se si trovasse ai margini del proprio corpo, aggrappato e tenuto solamente da un sottile fil di cotone pronto a spezzarsi all’arrivo della prima folata di vento.

Intanto aveva ancora tra le dita quella cicca, la fissava, la girava e la rigirava, quando all’improvviso si rivede la sera prima uscire sul terrazzo nonostante il parere contrario di Greta che insisteva nel volerlo accompagnare a letto, ma lui aveva rifiutato, voleva concedere a quel giorno ancora un po’ di tempo, voleva concedere a quella vita ancora il tempo di una sigaretta.

Ora sapeva perché si trovava lì, ora tutto gli era chiaro, anche quella cicca di quella sigaretta non fumata, e quelle macerie.

Come è strana la vita, pensò cerchi sempre di rincorrere qualcosa, di costruire piani e progetti e poi è nelle macerie che trovi una risposta a quello che oramai non pensavi più… intanto si riapre la porta, era Greta che arrivava con il caffè.

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