Il soffio dello scirocco

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“Raga’, è inutile che insistete, il silenzio non dà suoni, non per niente si chiama silenzio! È come il maiale: vi pensate che se il maiale se ne stava lì, signorile, a pulirsi le zampe con la inguetta o a nasconde’ le scorie sotto la sabbia lo chiamavano maiale?! L’avrebbero chiamato gatto, no?!” Roberto non avrà garbo, ma è chiaro come pochi. Stefania e Davide restano lì imbambolati, durante la ricreazione, cercando di farsi capaci di una presumibile verità rivelata, ma tentennano un poco e riprendono lo stesso concetto: “Cioè, tu vorresti dire che nel silenzio più totale, tipo quando sei steso a letto a prendere sonno, o in qualche posto appartato in mezzo alla natura dove parte giusto qualche verso d’animale ogni tanto, non ha mai sentito quel suono?” dice Davide ancora incredulo; “È una specie di fischio leggero leggero, t’ho detto, continuo, come di sottofondo” ribadisce Stefania.

“Ma siete tosti” ricomincia Roberto, “o c’è suono o c’è silenzio, in comune c’hanno solo la s e mi sa che c’avete voi un problema, fatevi dà un’occhiata da uno bravo”. L’amico è così categorico che il dubbio diventa certezza. I due si scambiano una lunga occhiata imbarazzata, l’altro indietreggia impercettibilmente il capo e li osserva con lo sguardo stranito che avrebbe un Bob Dylan, già piuttosto alienato di suo, teletrasportato in un bar italiano e chiamato a scegliere, davanti a un espositore in plexiglass, tra un supplì e un arancino.

E se li squadra propio bene ‘sti amici (lui “proprio” lo dice e lo scrive proprio “propio”): di tutta la classe, sono gli unici che vestono in una specie di ricordo dei romanzi di Mark Twain, manco fossero Tom Sawyer e la sua Becky (ma lui direbbe piuttosto che sembrano due “magnaterra”), che ascoltano musica che viaggerà ormai sui quarant’anni e più, che leggono almeno due libri al mese, che danno l’impressione di non guardare dove camminano, che, e che. Nuovamente gli sguardi dei tre si incrociano a vicenda come in un western spogliato del pathos e, ognuno a suo modo, giungono alla stessa conclusione: Stefania e Davide sono senza se e senza ma ciò che si dice degli “sciroccati”, e quel sibilo tenue che riempie i loro silenzi altro non è che una specie di vento che di un vento porta il nome come il loro bollino, il segno palese di essere forse non figli ma almeno cugini della luna, la prova definitiva. È il soffio dello scirocco, ragazzi, e voi non potete farci niente. Lasciatevi trasportare!

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