Il semaforo

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di Laura De Santis
Mettersi alla guida non è mica facile. Per niente. Bernardo non si sentiva affatto sicuro di affrontare la strada. Chissà quanti matti ci saranno in strada, si diceva. Non poteva rifiutarsi di accettare la proposta del cognato che gli aveva chiesto un grande favore e per consentirgli di fare in fretta gli avrebbe prestato la sua macchina.

“Nessun problema”, aveva detto Bernardo intimorito da una strada sconosciuta. Il suo problema era che non gli piacevano i cambiamenti di programma, le improvvisazioni. Lui aveva bisogno di tempo per studiare il percorso, mica poteva avventurarsi così? E invece, la fretta, quella dannata padrona dei nostri tempi!

Quasi balbettando acconsentì ad una ulteriore commissione che gli avrebbe fatto allungare il tragitto. Si mise in macchina, tirò un profondo respiro e accese il quadro. Staccò la frizione troppo presto e la vettura ebbe un sussulto scomposto. Bernardo si sentì un tonfo nel petto. Povero quel suo cuore. Si avviò al secondo tentativo, riuscì ad immettersi nella strada principale senza troppi problemi e gli sembrò di aver ingigantito la situazione. Fino a quando non subì un sorpasso che lo fece tremare di paura e frenare scompostamente. Si riprese nuovamente, deciso a portare a termine la missione.

In lontananza vide il semaforo del quale aveva sentito parlare. Gli apparve lontano e distante e quella luce verde lo mandò nel panico. Invece che accelerare come tutti gli altri automobilisti moderò la velocità di andatura e raggiunto il semaforo si fermò. Non proprio sul segnale di stop a terra, ma qualche metro più indietro. Con le mani ancorate al volante e rivoli di sudore sulla fronte, Bernardo rimase immobile con lo sguardo sollevato al segnale. Le automobili lo tentavano di sorprassarlo sfruttando ancora il verde, ma Bernardo e la macchina stavano proprio nel mezzo rendendo tutte le operazioni difficili. Un concerto di clacson non modificò la situazione. Bernardo si calmò solo quando scattò il rosso.

Un automobilista, visto lo stop forzato, decise di andare a sincerarsi che il conducente della vettura stesse bene. Bussò al finestrino che Bernardo abbassò con un sorriso.

“Signore, sta bene?”

Bernardo fece cenno di sì con la testa.

“Perché si è fermato?”, chiese l’altro automobilista.

“Perché sapevo che sarebbe scattato il rosso, che domande?”, rispose con tutta l’autorevolezza che riuscì a scavare dentro di sé il povero Bernardo.

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