Il responsabile della sicurezza

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Pio era l’unico figlio della sua povera sorella morta. Dante lo aveva assunto, non se l’era sentita di abbandonarlo, e lui ne approfittava. In verità era capace di alternare esaltanti prestazioni lavorative a giornate da crampi allo stomaco. Spesso suscitava l’ilarità dei colleghi per il suo modo personale di interpretare e affrontare la vita. Dante, oramai, era abituato a fare buon viso a cattivo gioco, preoccupandosi soprattutto di giustificare, nei confronti degli altri dipendenti, le performance del prediletto. Da buon amministratore sapeva che l’equilibrio nella gestione delle risorse umane è di vitale importanza. E riusciva pure, in linea di massima, a far passare per normale gli sbalzi umorali del nipote. A patto che il rampollo non esagerasse e dimostrasse, da parte sua, quantomeno un po’ di buona volontà. La brillante idea Dante la ebbe allorquando il commercialista comunicò che era giunto il momento di mettere in pratica ciò che la legge prevedeva già da qualche anno: la sicurezza sul lavoro e il relativo balzello di norme che ne derivavano.

Terminate le imprecazioni di rito, dovute alla prospettiva di perdere tempo e denaro, Dante pensò bene di spedire Pio ai corsi che si sarebbero tenuti a breve. In questo modo si sarebbe messo in regola con la legge, non avrebbe distolto dal lavoro i suoi migliori collaboratori, si sarebbe tolto di mezzo per qualche giorno il nipote e, dulcis in fundo, c’era la concreta possibilità che lo stesso sarebbe tornato rinsavito. Un capolavoro. Un grande imprenditore, d’altronde, si riconosce nel saper cogliere le opportunità. Pio, venuto a conoscenza delle intenzioni del suo titolare, gongolava. Era la prima volta che riceveva un incarico speciale, era la sua occasione, la sua rivincita. Responsabile della sicurezza e in più addetto al primo soccorso.
Pio dormì per tutto il corso, era stanco, la notte aveva assistito al parto della mucca dell’anziano vaccaro del paese, suo intimo amico. Un paio di volte aveva rischiato di cadere dalla sedia, ma il vicino gli aveva dato uno scossone. Poi si era messo a russare… si era svegliato appena in tempo per vedere le foto che l’ingegnere stava proiettando sulla parete. Non aveva sentito quando l’ingegnere aveva chiarito che ogni azienda, a seconda del proprio settore merceologico, avrebbe adottato i suoi dispositivi di sicurezza e, quindi, quelle diapositive si riferivano a casi generici. Poi l’ingegnere parlò degli estintori e invitò tutti ad andare nel cortile per la prova. Pio, oramai rinfrancato, partecipò con entusiasmo. L’estintore riversò una schiuma densa e poi del fumo salì in alto, ma talmente in alto che entrò nei balconi delle case vicine. La dimostrazione terminò quando da una delle case uscì un energumeno che minacciò di mettere a ferro e fuoco l’intero stabile se non avessero smesso immediatamente.

Per un paio di giorni di Pio non si seppe nulla fino a quando ricomparve. Il redivivo si presentò in azienda in tuta spaziale, maschera antigas e con una cassetta piena di estintori da collocare negli uffici e nei magazzini lasciando tutti a bocca aperta. In un’altra scatola aveva maschere antipolvere, occhiali da lavoro, moschettoni, eccetera eccetera eccetera. Aveva girato l’intera provincia per trovare il tutto. Portava la bolletta, non era stato difficile ottenere credito considerando che la ditta godeva di un ottimo rating presso banche e fornitori. Il conto era salato. Dante sgranò gli occhi e convocò Pio nel suo ufficio.

“Prima cosa”, disse “vedi come devi fare ma riporta tutto dove l’hai preso. Secondo”, e mentre lo disse accompagnò le parole digrignando i denti e dando un sonoro pugno sulla scrivania “è giunto il momento: o lavori o dai le dimissioni, altre soluzioni non ci sono!” Pio lo guardò con la consueta tranquillità, si alzò e disse: “Do le dimissioni”. Poi, lasciando lo zio impietrito sulla sua poltrona, uscì e si diresse verso il capannone. Appena giunto incontrò un collega e gli chiese: “Valerio, cosa sono le dimissioni?”

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Nato 49 anni fa a San Michele dove tutt’ora vive con la moglie Anna e i suoi due figli Barbara e Aldo. Impiegato presso l’azienda di famiglia da oltre vent’anni, riuscendo, nonostante gli impegni familiari e lavorativi, a coltivare diversi hobby. Appassionato di presepismo ha realizzato diversi corsi nelle vesti di maestro d’arte presepiale, tifoso e praticante di calcio, volontario della V.d.s Protezione Civile di Cassino, membro attivo del Consiglio Pastorale della parrocchia di S.Antonino, lettore e, da qualche anno, anche scrittore.

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