Il migliore amico

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di Laura De Santis

“Ho un problema”, la voce tesa, le mani contratte.
“Infatti, l’ho sempre detto io”, la risposta canzonatoria dell’amico risuona nell’androne delle scale.
“Vero? Lo sai anche tu vero?”, e la voce di Carlo sembra quasi grondare sudore.
“In che senso hai un problema?”, chiede preoccupato l’amico.
“Insomma, mi devi aiutare”. Gli occhi scurissimi di Carlo si schiudono come corolle di fiori cariche di tensione.
“Scusa, in che senso ti devo aiutare? Hai bisogno di un medico?”
“Ma che dici?” ribatte Carlo esasperato dal tono dell’amico. “Ho bisogno di un favore”, e abbassa istintivamente il tono di voce.
“Cioè? Di che si tratta?” strilla quasi l’amico sempre più esasperato.
“Da quanti anni mi conosci?”, chiede Carlo con la fronte madida.
“Da sempre. Perché?”
“Ti sei accorto che nell’ultimo anno mi è successo di tutto?”, incalza Carlo sempre più sudato.
“Nell’ultimo anno? Ti hanno tamponato a un semaforo e poi? Che altro ti è successo?”
“Come che mi è successo? Vatti a fidare degli amici. Sei il mio migliore amico – urla e strepita Carlo – e non ti sei accorto che soffro? Io… soffro. Sono triste, sono infelice. Non so perché sono infelice ma sono infelice. E poi mi va tutto storto. Ti ricordi quella ragazza che mi hai presentato? Non mi ha più voluto vedere. Secondo te perché?”
“Perché ti sei ubriacato e le hai tastato il seno. Ecco perché”, replica l’amico.
“Questo è il mio migliore amico!” inizia ad urlare Carlo tenendo fermo l’amico per la spalla e indicandolo con l’indice della mano libera per aggiungere a piena voce: “Sei senza cuore!”
“E secondo te, invece, perché quella ragazza che ti ho presentato sarebbe fuggita?”
“E’ semplice… perché mi hanno fatto il malocchio. Hai capito che sto male? Mi fa male sempre la pancia, mi fanno male i muscoli, sto male e mi va tutto storto”, risponde Carlo con gli occhi sempre più spalancati e lucidi.
“E io come potrei aiutarti?”
“Mi devi portare a casa della vicina di tua nonna… perché è una strega. Lo dicono tutti, lei mi può aiutare”.
“Ma chi, scusa? Ma quale strega?! Ma di chi parli?”
“Anche tu? Vuoi prendermi in giro, fare finta di non sapere mentre io mi ammalo e muoio perché qualcuno mi ha fatto il malocchio?”, la voce di Carlo diventa sempre più tesa e bassa nello stesso tempo.
“Ma che dici?”, risponde preoccupato l’amico mentre Carlo si blocca come pietrificato. Poi alza il pugno chiuso e lo scaraventa con tutta la forza sulla spalla destra dell’amico urlando: “Sei stato tu! Tu mi vuoi morto! Tu mi hai fatto questo! Perché tu mi hai sempre invidiato e io ti ammazzo”.
Dopo il primo istante di confusione provocato dal colpo inferto all’improvviso l’amico riesce a divincolarsi e a sfuggire al muro di pugni che Carlo sferra a tutta forza. Dopo qualche istante di concitazione l’amico si mette in salvo e si dà alla fuga andando a rifugiarsi a casa della vicina della nonna. Bussa piano alla piccola porta di legno: “Annina, sei in casa? Sono Ennio, mi fai entrare?” e la vecchina, con uno scialle di lana blu sulle spalle compare nell’intelaiatura del portone di alluminio. “Che succede?”, chiede in uno stato di apprensione. “Niente Annina, bisogna fare qualcosa di più per Carlo, mi sta rendendo la vita impossibile. Bisogna aumentare la dose… Ti prego Annina, pensaci tu”, non entra nemmeno nella piccola casa di Annina, Ennio gira le spalle e a tutta fretta torna in centro pensando con odio al suo migliore amico.

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