I rischi del matrimonio

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di Laura De Santis

Ci avete mai fatto caso? Quando annunciate le imminenti vostre nozze, tutti vi guardano come se foste impazzite. Uscite di senno, da Tso. Insomma… pazze.
La prima reazione, visto che chi vi guarda in questo modo è già coniugato, è pensare che intorno a voi ci siano solo persone invidiose che non vogliono estendere anche a voi, tapine, i privilegi del matrimonio. Perché pensateci, se tutti si sposano ci sarà pure qualche vantaggio e quindi perché dovreste restare escluse solo voi dalla felicità?

Fate spallucce e pensate ai fiori, all’abito che indosserete, alle bomboniere che donerete e all’invidia che proveranno i vostri tanti falsi amici. Perché ne siete certe, nessuno ti viene a dire “non lo fare” se non per privarvi della vostra porzione di gioia. E già immaginate le cenette romantiche nella vostra piccola casetta ben arredata, nel vostro nido nel quale volerete come una tortorella dopo essere convolate a giuste nozze con l’uomo giusto per voi.

Sprezzante dei consigli e degli inviti a desistere che piovono da ogni parte, compresa vostra madre, siete pronte: il gran giorno è arrivato. Voi sorridete, lui sorride, qualche invitato piange, dice che si commuove, quando andate a pagare il conto del ristorante anche vostro padre si commuove. E’ andato tutto nel migliore dei modi e adesso inizia la vostra romantica vita di coppia. Dopo la prima settimana di convivenza cominciate ad intuire qualcosa. Prima c’erano solo le vostre calze a terra, ora ci sono anche i calzini spaiati del vostro consorte. Prima c’erano i piatti nel lavandino e li lasciavate lì fino a quando non vi fosse venuta l’ispirazione per lavarli.

Nel frattempo c’era sempre la trattoria sotto casa. Adesso, visto che siete in due, cucinate per due. E non vi limitate all’insalatina come avete fatto nella vostra vita da single. Dopo due pasti consumati in casa, il lavandino esplode di piatti, pentole, padelle, bicchieri e posate. Ma il vostro consorte sembra non accorgersene proprio fino a quando non vi dice: “scusa cara, ci sono i piatti sporchi”. E’ quello il momento in cui iniziate a capire. Le incombenze domestiche sono appannaggio solo vostro. Lui non muoverà un dito per apparecchiare, sparecchiare, spolverare, lavare, stirare eccetera eccetera.

Dopo un anno sarete nel pieno della guerra fredda. Altro che controspionaggio, altro che scudo nucleare. Siete voi a sognare di diventare un sanguinario dittatore e ridurre in poltiglia il vostro, tanto amato, consorte. Sareste pronte ad assoldare sicari pur di liberarvi di quell’ameba che occupa tutto il divano, vorreste somministrargli veleno per topi ogni volta che si mette a tavola e spazzola via tutto alla velocità della luce.

Il suo livello di apprezzamento? Il rutto che vi spara in faccia a fine pasto. Dimenticate commedie, film romantici, dimenticate di poter vedere per l’ennesima volta Via col vento in tv. Il telecomando è suo e non lo cede nemmeno sotto ricatto perchè c’è la partita. Dopo un anno di convivenza avrete la netta sensazione che non avete sposato un uomo ma un australopiteco moderno con evidenti problemi comportamentali affetto da disturbi della personalità. Insomma, dopo un anno comprenderete perfettamente tutti coloro che vi avevano messo in guardia dai rischi del matrimonio. Avevano tutti, dannatamente, ragione.

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