È domenica

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di Bruno Di Placido

È domenica!
Finalmente…Che pizza…Che bello…Che barba…Che gioia…Che noia… A ognuno la sua domenica.

Ma qual è la domenica di Felice? Lui se lo chiede da sempre. Intanto guarda e ascolta.

«Buona domenica!».
«Anche a te e famiglia!».

Si inizia più o meno dal giovedì, a volte, per togliersi il pensiero, anche prima. Felice ha un dubbio atroce. Si chiede se per trascorrere una buona domenica si debba penare per il resto della settimana. Perché buona domenica soltanto, e gli altri giorni? Ma se ne fa una ragione, è così e basta.

Per noi italiani la domenica è l’ultimo giorno della settimana, il primo per gli inglesi. E forse hanno ragione gli inglesi, è più giustificabile un augurio del genere. Ma tant’è, a ognuno la sua storia, le sue tradizioni, la propria cultura. Così, ogniqualvolta che gli augurano una “buona domenica”, Felice continua a ringraziare e a ricambiare di cuore, aggiungendo mentalmente però gli altri giorni della settimana.

Questo giorno è per lui un momento diverso, particolare. A volte pensa di poterne fare a meno, ma poi si rende conto che ne ha bisogno come il pane, come l’aria che respira. Si sveglia di mattina presto, come gli altri giorni, come se dovesse spaccare il mondo. Concentra alla domenica, con il sole o con la pioggia, tutte le cose da fare, come se la domenica il tempo si fermasse o si raddoppiasse dimenticando che anche questo giorno, alla pari degli altri, inizia con l’alba e finisce con il tramonto. Deve sistemare il giardino e non ha tempo durante la settimana? Lo farà domenica. Deve incontrare l’amico? Domenica. Deve riordinare casa? Domenica. E così tutte le incombenze che riguardano casa e famiglia.

Infervorato e animato da buoni propositi inizia con l’aria frizzantina della mattina presto. Valuta se sia il caso di lavare la macchina, fare jogging, leggere un libro, scrivere qualcosa o svegliare la famiglia per un’escursione fuori porta. Si rende conto subito che è assonnato e intronato dai bagordi del sabato precedente. Guarda fuori. Tempo incerto. Incerto come lui. Si rimette a letto. Mette la sveglia per partecipare alla messa grande, messa che piace esattamente a metà della famiglia, cioè a lui e alla moglie, ai figli un po’ meno. La messa rappresenta per lui uno spartiacque, un momento solenne che divide questo giorno speciale in due tempi. Il primo, quello dell’euforia del mattino in cui prevale la mente sgombera dagli impegni di lavoro, il secondo, quello che l’accompagna al calar della sera, il momento in cui gli resta l’amaro in bocca che gli provoca la brutta sensazione di aver sprecato un giorno, la convinzione di aver sottratto tempo prezioso alle sue attività. E come se non bastasse la sua squadra del cuore ha pure perso.

Felice in un impeto di orgoglio e di ravvedimento si rende conto che ha fatto la cosa più bella che un uomo possa fare. È stato con sua moglie e con i suoi figli. E allora prova dispiacere. Ed è questo il suo vero rammarico, il non aver saputo valorizzare nel modo giusto questo dono prezioso e il non aver compreso fino a che punto i suoi cari abbiano apprezzato la sua ingombrante presenza. Ma ora non è più tempo di recriminazioni, tra qualche ora Felice dovrà confrontarsi con lo spauracchio del lunedì, questo sì il giorno più triste. Forse. Ma resta ottimista, perché sa che già da metà settimana inizierà una nuova “buona domenica”. Una domenica da vivere con la famiglia, tra buoni propositi e dubbi, dalla prima luce naturale dell’alba alle prime luci artificiali della sera, quelle che certificheranno che un’altra settimana è volata via.

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