Dono di nozze

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Nives questa sera è molto emozionata, va a letto presto; domani sposerà Fabio, il grande amore della sua vita. Stranamente si addormenta subito e inizia a sognare.

Si ritrova in un luogo strano, si sta celebrando un matrimonio, la sposa è bellissima, semplice, con una coroncina di fiori da farla sembrare una principessa. Lo sposo serio le ricorda qualcuno.

La piccola chiesa non ha addobbi eccessivi, solo dei fiori sull’altare, ci sono le sedie e gli invitati hanno vestiti semplici; si rende conto che non la vedono.

Gli eventi si susseguono velocemente, è il momento del banchetto; si svolge all’esterno di una casa, si vedono delle signore indaffarate vicino al forno a legna. Menù strano, lasagna, brodo di pollo, un paio di agnelli al forno e tantissima verdura. Poi arriva la torta, bellissima, tonda con la panna ma ciò che la colpisce è il diametro enorme e tutti la mangiano.

Un signore prende la parola, dice che nei giorni precedenti ha piovuto quindi, si deve compiere il “rito”. Bisogna arredare la casa degli sposi. Inizia il corteo, dove i parenti portano vari oggetti: le sponde del letto di ferro battuto, i comodini, una cassettiera e una cassa enorme piena del corredo nuziale, rigorosamente realizzato a mano.

Arrivati a casa degli sposi, tutto è sistemato. Due donne nubili, fanno il letto per avere buon auspicio, la suocera ci tiene a ricordare che l’indomani mattina tornerà per rifare il letto.

Nives si sveglia, è il suo gran giorno. Mentre si prepara, ripensa a quello sposalizio sognato la notte.

Entrano sua madre e sua nonna, le porgono un regalo; un piccolo quadro di due sposi antichi. Con stupore si accorge che sono quelli del suo sogno, la nonna le svela che sono i suoi genitori e quel quadretto è l’unica cosa che possiede, poiché, la guerra si è portata via tutto.

Nives capisce l’origine della sua visione, è il dono di nozze dei suoi bisnonni.

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Sono nata qualche annetto fa, cresciuta in un piccolo paese ricco di storia e tradizioni, a pochi passi dal mare, dove tuttora fuggo appena possibile. Ho frequentato la biblioteca del mio paese e sono cresciuta con lei, nel 2004 insieme con alcuni compaesani abbiamo fondato un’associazione culturale e creato un piccolo giornale a diffusione gratuita dal titolo “Sciuccaglie”. Sempre in quell’anno con un gruppo di amiche ci siamo occupate del nascente Museo della Pietra e siamo state formate per essere guide turistiche.

Appassionata di seggi elettorali e politica, nel 2005 ho svolto un percorso universitario per l’accesso delle donne in politica e nelle istituzioni; lì mi sono innamorata della storia delle donne e della condizione femminile. Ho partecipato, dietro le quinte, a un progetto sulla guerra e le violenze di quel tempo.

Nel 2010 ho creato un blog tutto mio, dove raccontare di viaggi nelle tradizioni popolari, nelle ricette italiane e della cucina povera. Ho scritto storie d’amore e di amicizia, e altro ancora. Scherzosamente mi definisco un po’ giornalista, un po’ food blogger, un po’ storica. Ma sognatrice, romantica e solare; schietta, diretta e determinata.  Cerco di trasmettere i sentimenti che catturo nel mio vivere quotidiano, spesso con ironia dico: “Sono una scrittrice, qualsiasi cosa tu dica o faccia può essere utilizzata in una storia”.

Ho partecipato alla prima edizione del premio letterario “Veroli Alta”, con il testo C’era una volta il paese di pietra, nel 2013 e sempre in quell’anno ho scritto il mio libro auto-prodotto, non in vendita perché è la mia bomboniera di nozze; dal titolo “IL SAPORE DEI RICORDI”.

Ho collaborato con varie realtà e dal 2016 con immenso piacere scrivo per voi di tantestorie.it.

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