Attilio

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Cravatta blu scuro, pantaloni e giacca in tinta, camicia chiara per dare un tocco di luce. Guanti, cappello e bastone, tutto pronto e poggiato sul letto.

Attilio si vestiva elegante, o come amava dire lui “a festa” solo in occasione di funerali di parenti e carissimi amici, ma questa faceva eccezione.

In 53 anni di vita aveva onorato questa usanza praticamente sempre se si escludono tre piccole eccezioni.

La prima eccezione lui nemmeno la ricorda bene, ne ha una vaga sensazione, ma Ines la sua vecchia governante la racconta sempre volentieri, anche per sottolineare quanto lei in quella occasione si rivelò utilissima. Nonostante i borbottii del giovane Attilio, che in quel momento non voleva andare in deroga alle poche leggi della famiglia, Ines riuscì ad infilargli il primo completo della sua vita.

La seconda eccezione Attilio la fece non per un suo caro amico e nemmeno per un funerale ma semplicemente per Diego.
Diego era praticamente la mascotte di quel piccolo borgo e a un certo punto decise di fare una festa, la prima della sua vita. A 32 anni Diego decise di festeggiare e non mancò di invitare tutti ma proprio tutti nel paese, Attilio incluso.
E così in quell’occasione per la seconda volta, Attilio dovette cedere all’eleganza e anche alle rigide regole della sua famiglia.
La terza, la terza non esiste è proprio lui che non la vuole raccontare anzi non la vuole proprio ricordare. In paese girano varie versioni di questa terza fatidica deroga ma tutti se ne guardano bene da farle diventare versioni definitive e ufficiali, fatto sta che Attilio questa mattina stava commettendo la quarta e per lui, forse, ultima deroga della sua vita.

Si era svegliato decisamente presto, e anche questo non rientrava nella sua consuetudine, per lui che era un gentiluomo la giornata iniziava un’ora dopo che il commesso del comune avesse portato la colazione al sindaco.
Nella penombra della stanza poco prima che arrivasse la prima luce della giornata aveva iniziato a sistemarsi i vestiti sul letto. La vecchia Ines non era più a loro servizio e come ripeteva spesso Attilio “Ora Ines preparerà la stanza di Dio”.

E la sua mancanza si sentiva tutta, soprattutto quando si era trovato a dover scegliere la cravatta e il nodo da dover fare. In tutta calma si era preparato, il nodo non era perfetto ma comunque la cravatta si teneva al collo, e tanto non lo doveva vedere nessuno.

Pian piano che la luce del giorno si accendeva, una leggera ansia lo accompagnava, con molta probabilità era più preoccupato per la tecnologia che avrebbe dovuto usare che per l’azione che stava per fare.

La calma lo stava portando al ritardo, sarebbe stato il primo ritardatario a non dover nemmeno uscire dalla sua stanza.

Tirò le ultime boccate alla sigaretta, si schiarì la voce, si diede uno sguardo rapido allo specchio vicino al baracchino, quello che lui chiamava la radio personale e con gesto enfatico lo accese.

Come succedeva sempre il fruscio e le interferenze rimbombavano nella stanza, e lui era costretto con una certa rapidità a trovare la frequenza giusta, questa volta impiegò meno del solito e nella stanza il silenzio diventò frastuono finché una voce timida e distante si sentì uscire dall’altoparlante.
La voce di Carla era entrata nella stanza con comunissimo “Prova!, prova!”. Anche lei sentiva la stranezza del mezzo.
Attilio, non le diede tempo di pronunciare altre parole, la bloccò subito con un “Cara, sono qua, sono pronto… anzi aspetta”.
Si alzò mise un disco, aveva solo musica blues presa di contrabbando, in qualche modo riuscì a creare l’atmosfera che voleva.
Per la prima volta ricordò della sua prima eccezione, quella di quando era ragazzino, e pensò a quest’ultima, eccezione, diede uno sguardo ai documenti che la formula della procura richiedeva, fece un grosso respiro, si schiarì la voce…
Si rimise davanti al microfono “Cara eccomi e questa volta è per sempre”

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