La storia di Plat – parte seconda

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di Bruno Vacca

C’era una volta e ancora c’è una storia anche per te: “La storia di Plat…” (seconda parte – clicca per leggere la prima parte della storia)

Arriva la guerra

Erano ormai diversi mesi che sentivo scoppi, boati. Rumori più forti di cento tempeste.

Il sole sembrava non avere più tempo per salutarmi e spesso era oscurato da nuvole di fumo nero e sporco.

Il vento, di sfuggita, mi sussurrava che aveva fretta e che doveva correre per portare sollievo alle tante persone che soffrivano, il fiume si lamentava borbottando per quello che stava accadendo e le amiche campane inviavano suoni cupi e lamentosi.

Ginetta, la figlia di Pinetta la civetta, era fuggita via non si sa dove per la paura provata per quegli scoppi sempre più vicini. Fulmine e Saetta i figli di Rondinella stavano pensando di andare via ma ancora non se la sentivano di farlo poiché a loro dispiaceva lasciare “l’amico Plat”.

Anche Bobby era impaurito dalle esplosioni sempre più vicine, non faceva che tremare per la paura e si stringeva al mio tronco in cerca di conforto.

15 marzo 1944

Era l’alba appena fatta che l’amico vento mi sussurrò: “Plat, arriva la guerra. Plat preparati mio caro e avvisa chi puoi”.

Io non sapevo cos’era questa guerra e comunque consigliai a Fulmine, Saetta e Bobby, di fuggire via. Ma loro non vollero saperne. “Non ti lasciamo da solo”, dissero.

Poco più tardi il cielo cominciò ad oscurarsi. Centinaia e centinaia di aerei cominciarono a buttare giù le bombe che appena cadevano a terra esplodevano distruggendo tutte le case e uccidendo uomini e animali. Centinaia e centinaia di cannoni sparavano colpendo tutta la città di Cassino.

Anch’io fui colpito duramente e, Dio che dolore, ogni volta. Ben 4 ore durò il bombardamento, quattro ore di inferno e distruzione. Ero quasi moribondo. Il mio tronco, o diciamo quello che ne rimaneva, bruciava ancora.

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Mi guardai intorno. C’era solo il silenzio, la distruzione e la morte. Chi non era riuscito a scappare era morto come pure gli animali di ogni specie. Quale fu il mio dolore quando vidi ai miei piedi, morti, Fulmine, Saetta e Bobby.

Piansi lacrime amare. Non riuscivo ad accettare quanto successo. Non riuscivo a capire perché degli uomini avessero potuto fare questo.

Era sparita ogni forma di vita a Cassino. Io ero l’unico superstite e mi sentivo solo, abbandonato e ferito.

Poi, piano, piano, la vita intorno a me, riprese. Tornarono le persone, tornarono gli animali ma io restai ancora solo e questo per tanti, troppi, anni.

Un nuovo amico: Emilio Matrundola, agronomo

Grazie all’amico Emilio Matrundola ed alle donne di Cassino, dopo anni di abbandono, ho potuto evitare un altro oltraggio nei miei confronti e cioè di essere pesantemente ridimensionato perché davo fastidio a dei condomini di un palazzo sorto dopo la guerra.

Emilio mi ha voluto sempre bene ed è diventato il mio custode e difensore. Da quando ci siamo conosciuti mi sono sentito meno solo.

24 marzo 2006 – finalmente vengo adottato

Non credevo ai miei occhi quando il Sindaco di Cassino e l’Assessore alla Cultura, mi fecero l’onore di erigere vicino al mio tronco, una scultura artistica del ceramista Mauro Tampieri di Faenza. Nella stessa giornata è accaduta un’altra cosa molto bella quando gli alunni della scuola del secondo circolo didattico di Cassino decisero di adottarmi.

In quel momento ho sentito di nuovo l’affetto e l’attenzione nei miei confronti e ho trovato nuovi amici oltre a quelli che avevo già (Emilio Matrundola, Emilio Pistilli e Michele Santulli).

25 dicembre 2013 – Natale

Oggi mi sento un poco triste, perché nessuno è venuto a trovarmi. Oggi è Natale ed io non volevo regali, volevo solo un poco di compagnia.

Vi prego, amici miei, venite a trovarmi. Vi aspetto a Largo ex Abruzzi vicino a Mattiocco, che prima chiamavano largo delle “boccetelle”.

Firmato Plat, il vostro amico Platano

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