Livio Valente, fucilato a 18 anni nel giorno di Natale del 1943

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“Li hanno uccisi”, l’unico superstite aveva appena quindici anni e venne risparmiato, forse, per tornare indietro a raccontare a tutti gli altri cosa era successo. Era il giorno di Natale del 1943. Cassino era in balia della guerra. Il fronte bloccato sulla linea Gustav aveva reso le abitazioni insicure e il territorio un insidioso campo di battaglia per la popolazione civile. “Li hanno uccisi”, la famiglia di Livio Valente accolse le parole dell’adolescente scampato alla morte con terrore e rassegnazione. Achille Valente, oggi 90enne, ricorda bene quel giorno terribile.

Accanto al fuoco, al fianco della moglie Maria e del figlio Livio, che porta lo stesso nome del fratello ucciso dai tedeschi durante la guerra, racconta di quella giornata. “Gli uomini si nascondevano, i tedeschi delle SS prendevano gli adulti per portarli al fronte a lavorare. Tutti avevano paura e cercavano di nascondersi per non essere catturati. Noi eravamo sfollati a Sant’Angelo perché i tedeschi ci avevano preso la casa qui a San Vittore. Alcuni uomini dove eravamo rifugiati avevano scavato una buca nella stalla in cui si nascondevano. Un giorno due soldati tedeschi passarono davanti la stalla proprio mentre alcuni nostri parenti uscivano dal nascondiglio, ma non fecero niente. Pensammo che non sarebbe successo niente.

Per precauzione gli uomini nascosti lì trovarono altri ripari, e nella buca ci finirono mio fratello Livio e un suo amico Giuseppe Rotondo oltre al mio coetaneo quindicenne. Avevano pensato di trovare un riparo e invece arrivarono i soldati tedeschi delle SS che li tirarono fuori dal nascondiglio armati di fucile. Li portarono in una cava, che era il cratere scavato dall’esplosione di una bomba, poco distante e li fucilarono sul colpo accusandoli di essere spie. Se non avessero risparmiato il mio coetaneo forse non ne avremmo saputo niente per giorni. Mio fratello non era una spia di certo. Era un ragazzo di soli 18 anni che cercava di scampare a un destino di morte”. A distanza di tanti anni il ricordo di Livio è ancora vivo in suo fratello Achille che continua a preservare la memoria del ragazzo ucciso crudelmente nel giorno di Natale del 1943.

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