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Pagine di storia partigiana – Un ricordo di Nicandro Ernesto Conte

Pagine di storia partigiana – Un ricordo di Nicandro Ernesto Conte Recensione al volume di Vincenzo Grimaldi a cura di Francesco De Napoli - Prima parte Pubblciato il 28/10/2017

di Antonio Risi
Questo libro di Vincenzo Grimaldi, Pagine di storia partigiana. Il comandante Bellini incontra gli studenti dell’Università degli Studi di Cassino, a cura di Francesco De Napoli, Cassino, Quaderni dell’Istituto per le Ricerche Sociali “Antonio Labriola” (2016), ci offre la toccante testimonianza di uno dei tanti episodi di abnegazione ed eroismo che hanno caratterizzato la Resistenza italiana al nazifascismo.

Vincenzo Grimaldi, il Comandante partigiano “Bellini”

Vincenzo Grimaldi (Caltagirone, 1922 – Novara, 2016), venuto a mancare il 19 dicembre 2016 – subito dopo la pubblicazione del suo ultimo libro -, è una figura basilare nella storia della Resistenza al nazifascismo, come sottolineano numerosi quotidiani e siti web che riportano la notizia della sua scomparsa.
Grimaldi partecipò a numerosissimi incontri nelle scuole di Novara e del Novarese, del Cuneese e di altre province italiane per sensibilizzare i giovani sull’importanza della memoria storica contro ogni tentativo di revisionismo, raccontando i fatti vissuti durante la Resistenza. Sapeva raccontare e coinvolgere sempre, e con grande entusiasmo, gli studenti, che ogni volta lo subissavano di domande sulla sua esperienza. Volevano conoscere ogni dettaglio di quanto vissuto durante la Resistenza.
Le sue testimonianze sono raccolte in numerosissimi interventi e in diverse pubblicazioni. Le Memorie del Comandante Bellini sono raccolte principalmente in “Tutti pazzi o tutti eroi”, edito nel 2008 e presentato al Salone Internazionale del libro di Torino. Il celebre Bellini lascia un’imponente mole di documentazione a Istituti Storici, biblioteche, scuole e sedi A.N.P.I. nazionali.

Mi sento ancora un partigiano“, continuò a dichiarare fino all’ultimo istante della sua appassionata esistenza, consacrata agli ideali di Pace, Fratellanza, Giustizia e Libertà”.
“Un uomo straordinario della Sicilia del primo Novecento che in Valle Varaita troverà la sua ragione terrena, la lotta per la libertà e la fierezza di avere conosciuto, e purtroppo perso, tanti giovani amici disposti a perdere la vita per un ideale. Giorni lontani: uomini come Bellini devono ricordarci come la libertà non sia stata gratis“.
Vincenzo Grimaldi testimonia in questo libro, altresì, la vicenda del Martire partigiano Nicandro Ernesto Conte:

Il Martire partigiano Nicandro Ernesto Conte

“Nato a San Pietro Infine (Caserta) il 26 settembre 1915, fucilato il 2 aprile 1944 a Biatonè di Paesana (Cuneo), ufficiale della GAF. Tenente della Guardia alla Frontiera, Nicandro Conte, che era sposato e padre di una bambina, dopo l’armistizio si mise in contatto col CLN di Saluzzo, affinché sollecitasse l’intervento di Pompeo Colajanni (allora Nicola Barbato). Barbato, come comandante dei garibaldini della Valle Po, dovette intervenire per impedire l’attività di un gruppo di delinquenti comuni che, in una frazione di Venasca, taglieggiavano i valligiani e infangavano la Resistenza. Fu così che trasferì in Val Varaita un distaccamento che – al comando del tenente Carlo Cotti (nome di battaglia Longoni) – mise ordine nelle varie formazioni di resistenti che si erano formate, spesso spontaneamente, nella zona. Longoni assolse rapidamente il suo compito e fece confluire nel gruppo di Conte (che, col nome di battaglia di Tacito, operava nella zona della frazione Castello di Pontecanale e che, nelle casermette al confine con la Francia, aveva raccolto grandi quantitativi di armi), quelli operativi a Ciastralet e a Becetto di Sampere.
Da allora, i garibaldini della Val Varaita si batterono con successo contro i nazifascisti sino al 25 marzo del ’44, quando furono colpiti da un massiccio rastrellamento tedesco. Alcuni partigiani caddero combattendo, altri furono catturati e uccisi barbaramente. Anche “Tacito” finì nelle mani dei nazisti della SS Polizei. Dopo averlo inutilmente torturato per ottenere informazioni, i tedeschi costrinsero Tacito a gettarsi, legato ad una corda, nel gelido bacino della centrale elettrica, per recuperarvi le trote che i soldati avevano “pescato” col lancio di bombe a mano. Ottenute le trote, le SS (che già avevano fucilato nove dei loro prigionieri), si sbarazzarono anche di Tacito, il cui cadavere fu abbandonato sul posto. La salma, recuperata dai valligiani, fu sepolta nel cimitero di Calcinere e, dopo la Liberazione, traslata a Costigliole di Saluzzo, nell’area riservata ai Caduti della Resistenza, dove ancora oggi riposa”.
Nonostante questo eroico sacrificio, Cassino scelse di onorare il fratello, Giovanni Conte, deceduto nel 1937, durante la Guerra Civile spagnola, combattendo con l’esercito franchista contro le brigate democratiche internazionali. A Giovanni Conte, già insignito di medaglia d’oro al valor militare sia da Francisco Franco in Spagna, sia da Mussolini in Italia, è stata infatti dedicata una scuola media, mentre Nicandro Ernesto è stato addirittura inserito erroneamente fra le vittime civili del Martirologio. Ben lo sottolineò lo stesso Francesco De Napoli, in una lettera al periodico “Patria indipendente”, dove scrisse:
“L’Istituto per le Ricerche Sociali “Antonio Labriola”, intitolato alla memoria del grande filosofo nativo della Città Martire di Cassino, desidera sottoporre alla vostra attenzione l’inquietante ed increscioso caso dell’eroico partigiano Ten. Nicandro Ernesto Conte. Purtroppo accade che, sia in Provincia di Caserta che nel Lazio Meridionale, la figura di questo coraggioso Martire partigiano – raro esempio positivo, a livello territoriale, della sublime Resistenza contro il nazi-fascismo – risulta incredibilmente trascurata. Ma c’è un altro aspetto della vicenda assolutamente inquietante. Il partigiano Nicandro Ernesto aveva un fratello maggiore, Giovanni Conte (13 settembre 1913-24 settembre 1937), ufficiale di complemento del corpo di spedizione volontari in Spagna, dove cadde nel corso della guerra civile spagnola al fianco dei franchisti. Ora, mentre al nome di Giovanni Conte (per intenderci, il “fascista”) è stata intitolata una Scuola Media Statale di Cassino, viceversa il sacrificio dell’eroico partigiano Nicandro Ernesto Conte, come accennato, risulta sostanzialmente misconosciuto e messo da parte. Negli ultimi tempi, in seguito alle vive proteste dei familiari oltre che da parte del presente Istituto, con un successivo ulteriore coinvolgimento del partigiano Vincenzo Grimaldi (Com.te Bellini, residente a Novara), le autorità politiche e civili di Cassino hanno ritenuto sufficiente rimediare alla palese mancanza inserendo il nominativo di Nicandro Ernesto Conte nell’elenco delle “Vittime Civili” (ovvero di coloro che caddero sotto i bombardamenti o per malattia) posto sul Monumento ai Caduti di Cassino. A seguito di ciò, non soltanto la famiglia Conte, ma molti studiosi, uomini di cultura e semplici cittadini sono intervenuti presso le autorità competenti per segnalare la grossolana ingiustizia, oltre che l’errore storico, commesso alla memoria di questo valoroso Martire, caduto per gli ideali di Libertà, Pace e Giustizia.Finora, però, tutte le istanze inoltrate e le proteste sollevate non hanno ottenuto alcun esito. Lo scrivente, Direttore dell’Istituto Labriola, ha preso particolarmente a cuore la questione, sposando la causa della famiglia Conte, anche perché figlio di un partigiano, Gaetano De Napoli (S. Spirito-Bari, 1912 – Formia-Latina, 1985), che figura anch’egli nel sito dell’ANPI. Chiede gentilmente, pertanto, di voler pubblicare la presente segnalazione”.

(continua)

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