Passo dopo passo, intervistoria a Carla Fracci

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Questa non è solo un’intervista, è la storia di diverse storie che si intrecciano tra loro. È una storia costruita sulle parole “talento” e “impegno“. È una storia che si dipana “passo dopo passo” e che ha per protagonisti un’icona che ha calcato i principali teatri del mondo e un’associazione di docenti che conosce il significato della parola “coraggio“. È grazie a questo insieme di elementi che noi di Tantestorie.it abbiamo incontrato Carla Fracci. Intervistarla è stato tutt’altro che semplice perché non è facile tenere a freno l’emozione di fronte ad una donna straordinaria. La conversazione si è svolta nella hall di un albergo di Cassino dove la signora Fracci è stata ospite dell’associazione Asdoe che l’ha insignita del premio.

Il suo libro Passo dopo passo si è rivelato un successo. Come è nato il progetto editoriale?
“La casa editrice Mondadori era interessata a realizzare questo libro, se fosse stato per me non lo avrei mai fatto. Non è facile raccontarsi. I ricordi sono tanti, i personaggi che ho incontrato sono tanti e straordinari, ho una vita molto intensa e piena di emozioni, piena di esperienze che si traducono sul palcoscenico e, ogni volta, anche se interpreti lo stesso balletto, crei il personaggio. La danza non è solo tecnica, c’è la tua personalità, le espressioni che sono istintive e sono anche un modo di relazionare, di saper coinvolgere. Sono tante le componenti che fanno in modo che non si diventi un personaggio stereotipato e che ti consentono di arrivare, con i vari ruoli, le varie storie, i vari stili e le varie tecniche, ad espressioni che arrivano al cuore del pubblico. In questo non ci sono segreti, non ci sono bacchette magiche. È un lavoro costante e quotidiano, sinifica non accontentarsi mai. Questo è il mio modo di pensare, di agire, di essere comunque una persona normalissima, ho un figlio, una famiglia, due nipoti. Vivo con quello che succede nel mondo, non sono una persona che si isola e vive nel suo mondo artistico. Penso che la vita, il nostro modo di agire, di pensare, l’onestà si vedano sul palcoscenico”.

Il suo sorriso luminoso sembra il sorriso di una forte determinazione, è così?
“Non ci sono strutture, c’è la tua personalità, quello che sei tu. Per tutta la vita non ho mai dimenticato il mio background, i miei nonni, la mia famiglia, le mie campagne. Non puoi certo scrollarti di dosso quello che sei stato, certo, magari, qualcuno riesce a mettersi su un altarino, ma io no. E poi ho avuto il sostegno di un uomo di teatro come mio marito, Beppe Menegatti, un regista straordinario che mi ha aiutato a portare nella danza nuovi testi e nuove coreografie sul piano culturale più contemporaneo. Lui, come uomo di teatro, mi ha aiutato molto e, insieme, a prezzo di una grande fatica e, quindi con una grande soddisfazione, abbiamo dato e diamo ai giovani una possibilità di lavoro e di esperienze. Ho sempre voluto divulgare la danza anche se non ne avevo bisogno. Avevo La Scala, ero l’etoile. Avevo il mondo. Giravo con le compagnie più importanti, i partners più importanti. Sicuramente ci vuole una grande determinazione nel credere in quello che fai. È per questo che ho fatto di tutto per avvicinare i giovani alla danza e dare loro delle opportunità. Non mi sono mai fermata, se ti entusiasma, se ti coinvolge puoi andare avanti, è chiaro con altri personaggi, l’età è quella che è, interpreti altri ruoli che possano starti addosso. Siamo come atleti che hanno bisogno di avere muscoli, energia, ma, soprattutto, penso che ci voglia la testa. C’è la tua personalità sul palco. Credo che l’espressione della danza sia veramente completa, adoperi il tuo corpo che sostituisce la parola, è come se ci fosse sempre un discorso dentro di noi, i ruoli che interpretiamo non sono mai finiti, devono essere migliorati ed essere credibili. Sono gratificata da quello che è stato fatto, malgrado le difficoltà, dall’affetto e dalla stima del pubblico, le persone sono riconoscenti, avrei potuto anche non fare tutte queste tournée che sono servite a dare visibilità ai giovani. Non proponevo me stessa e pochi danzatori, ma un corpo di ballo. È fondamentale che il pubblico sappia che cos’è il lavoro teatrale anche in posti sperduti, e quando arrivavamo c’era incredulità tra il pubblico. Ho sempre voluto dare una possibilità di lavoro ai giovani. Ora è facile, vanno tre o quattro coppie che sono le star. Così è più semplice, anche sul lato economico. Mi dicevano ‘vogliamo lei sola’, ma non era questo il mio intento. Volevo portare la danza a tutti e questo è stato un lavoro molto importante. Alla mia tenera età sono ancora qua con la stima e l’affetto e, forse, c’è una proposta per tornare a Cassino con un lavoro. Vediamo cosa si può fare e speriamo che si possa portare a termine questo progetto”.

Lei si è misurata con stili diversi, qual è il momento in cui è salita sul palco e si è identificata pienamente con uno stile?
“È difficile da dire, sono stata anche in Russia, dove hanno uno stile completamente diverso e tecniche diverse, però si parla emozionalmente la stessa lingua. Ho avuto tanti insegnanti, ho fatto gli ultimi tre anni di scuola con una insegnante inglese straordinaria che mi ha dato tanto e ho fatto incontri straordinari. I vari partners con cui mi sono esibita sono stati importanti, ognuno con la sua cultura e il suo modo di esprimersi. Non posso dire quello è il mio ruolo. A settembre ho ballato in Russia e ho avuto un successo veramente incredibile di critica e di pubblico, non è il personaggio, sei tu che devi essere diversa, non puoi essere una copia. Se mi si chiede come mai ho scelto di fare la ballerina, posso dire che non l’ho scelto io, è stato un caso. È molto curioso che poi mi sia trovata in un mondo affascinante e da scoprire fatto di incontri incredibili, di personaggi unici. Questo fa bene anche come donna, poi però devi andare avanti perché non si può vivere con il passato. È bello ricordare le emozioni che hai avuto, quello che hai imparato, però, poi bisogna guardare oltre a quello che sarai, alle occasioni che potrai avere. Il mio obiettivo è avere una mia compagnia, lavorare con i giovani, far capire che cos’è questa arte meravigliosa”.

Il balletto è forse una delle forme d’arte più emozionante perché più che il teatro non può mai essere riprodotta. È così?
“Per questo vorrei che mi si desse la possibilità di avere una mia compagnia, del resto ora le compagnie sono state eliminate e per me significa impoverire questa arte. C’è un po’ questa tradizione di dimenticare e sottovalutare il fattore stilistico, elemento che impoverisce la formazione, perché i ragazzi devono sapere quando si affronta un balletto che ha una sua storia, tramandata da grandi maestri, come è successo a me che ho avuto la fortuna di imparare, di conoscere. La danza non è un fatto solo tecnico. Largo ai giovani, sono la prima a dirlo, ma devono avere maestri. Vorrei che le istituzioni mi dessero la possibilità di lavorare con i giovani. In tutti i paesi ci sono le compagnie nazionali e non vedo perché in Italia non ci debba essere, anche perché togliendo tutti i balletti dei grandi teatri, si è obbligati ad invitare compagnie dall’estero. Non è una cosa che critico in senso negativo, anche perché sono compagnie di valore di prestigio, però cosa abbiamo? solo alcune compagnie dei maggiori teatri come La Scala. È un po’ frustrante pensare che in Italia ci sono dei talenti costretti a dover andare all’estero quando potremmo avere una compagnia nazionale che oggi non c’è. Il mio desiderio è che si possa avere una compagnia, lo chiedo da anni”.

Cosa ha provato nel ricevere il premio Asdoe?
“Sono felice che un’associazione di docenti sia stata capace di coltivare, con tante difficoltà, un evento culturale così bello in una città che ha sofferto tanto nel passato. Questo è molto importante, si sente un grande entusiasmo e una grande collaborazione in particolare verso il professor Riccardi, lo ammiro molto e spero di ritornare presto. Sono stata a Montecassino, è stata una emozione bellissima, ho incontrato questi monaci straordinari che vivono con entusiasmo nella pace e nella fede.
Spero di tornare presto”.

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