Intervistoria con Palma Lavecchia

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Una sensibilità letteraria spiccata e una leggerezza della scrittura sono le ‘armi segrete’ di Palma Lavecchia. Abbiamo incontrato l’autrice, ormai al suo terzo romanzo, nella biblioteca comunale di Cassino.

Come nascono le trame dei tuoi romanzi?

Nascono da spunti tratti da tematiche sociali, dalla vita delle persone che mi circondano. Traggo ispirazione dalle persone comuni e cerco di costruire, un po’ con la fantasia un po’ rifacendomi a storie reali, trame in cui più persone possano ritrovarsi.
Qual è stata la molla che ha fatto in modo che tu iniziassi a scrivere?

Di solito si tende a cercare una valvola di sfogo dalle tensioni del quotidiano, c’è chi lo fa con lo sport, chi dipingendo e io ho iniziato a scrivere. Una passione anche piuttosto recente perché il primo romanzo è del 2013. O meglio la passione della scrittura è più datata, ma mai avrei pensato di riuscire a portare a compimento un romanzo perché pensavo di non farcela che fosse un impegno troppo gravoso e invece ci sono riuscita.

Il Principe Anselmo è un romanzo corale che descrive lo spaccato di un’Italia che non c’è più. Come hai trovato i riferimenti storici per scriverlo?

Da tanti ricordi tramandati, dal ricordo di queste piazze, come un ventre, che raccoglievano tante storie, tanti personaggi. Chi mantiene la trama principale, i due protagonisti, in qualche modo non lo fa in maniera esclusiva proprio per dare al lettore la possibilità di vedere più spaccati e più prospettive e, quindi, non è un vissuto che mi è appartenuto perché è ambientato quaranta anni fa. E’ il regalo che mi sono fatta per i miei 40 anni perché è ambientato appunto nel ’74 ed è la trasposizione di quello che sentivamo raccontare. E’ il ricordo di queste piazzette dove la sera si scendeva con la sediolina per chiacchierare, ci si raccoglieva sotto i portoncini delle case. Ho cercato di ricostruire quella atmosfera attraverso più racconti.

Qual è il messaggio che vorresti dare con Il Principe Anselmo?

Il Principe Anselmo parla principalmente delle separazioni, per una volta, analizzate dal punto di vista maschile. Il fatto che i figli seguano le mamme allontanandosi dai padri. Tante volte gli stessi papà lo interpretano come un fatto naturale e, quindi, allentano un po’ il legame. Questo va a discapito di entrambi, gli anni passano, il bambino non riconosce più il padre. Devo dire che intorno a me ho diverse persone che stanno vivendo questo dramma. L’augurio, seppure non mi permetta di giudicare perché, come dico spesso, ho visto persone molto razionali arrivare a fare cose estremamente irrazionali nelle separazioni, è che si possa fare in modo che i figli diventino meno merce di scambio. Un altro tema che ho affrontato è quello delle marocchinate. Perché avendo vissuto in Ciociaria per un anno e mezzo mi sono resa conto che questa importantissima e dolorosissima pagina di storia non solo è stata cancellata dai libri, ma anche dalla memoria collettiva. La post fazione è stata curata proprio dal presidente dell’Associazione Nazionale Vittime delle Marocchinate che ha evidenziato come sia il primo libro in cui viene romanzato l’episodio storico e, quindi, per me è un invito e una speranza che i giovani o i meno giovani leggendo il romanzo possano incuriosirsi e documentarsi.

a cura di Paola Caramadre e Antonio Nardelli

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