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Incontro con Dino Ticli e i suoi giovanissimi lettori, la nuova letteratura per l’infanzia

Incontro con Dino Ticli e i suoi giovanissimi lettori, la nuova letteratura per l’infanzia Pubblciato il 03/05/2017

di Paola Caramadre
Nel cuore del borgo medievale che ha dato i natali allo scrittore Tommaso Landolfi, è stato ospite Dino Ticli, insegnante di scienze e autore di testi per l’infanzia. A Pico, nella casa di Nenà, struttura ricettiva emblema di ospitalità e di tipicità, il professore-scrittore ha concesso una intervista a Tantestorie.it alla vigilia dell’incontro con gli studenti dell’Istituto comprensivo 2 di Pontecorvo, coordinato dalla direttrice Rita Cavallo, nell’ambito del progetto del laboratorio di lettura promosso presso la sede di Pico la cui referente è l’insegnante Anna Abatecola.

Quali sono le nuove tendenze della letteratura rivolta ai ragazzi?
“Non so se si può parlare di nuove tendenze o se, quando si parla di vecchia letteratura per ragazzi , si intenda quella delle fiabe e delle favole di una volta. Se è così, è vero non ci si può legare a quel tipo di letteratura anche se non c’è un rifiuto verso quella tradizione.
La realtà è che quella letteratura vedeva i bambini come dei piccoli uomini da far crescere dando loro insegnamenti per farli diventare adulti in un sistema valoriale ben preciso. Superata questa fase, che secondo me non ha nulla a che vedere con la loro crescita, ci si rivolge oggi ai bambini parlando di qualsiasi cosa. Non c’è secondo me nessun tipo di censura da fare a priori. Credo che sia necessario parlare loro di tutto. Certo, non si può pensare che siano come i grandi. Però i temi e gli argomenti devono essere gli stessi; non vedo alcuna differenza tra quella che possiamo considerare letteratura per adulti e la letteratura per ragazzi. Bisogna rivolgersi a loro senza nessun tipo di moralismo, di volontà didascalica o pedagogica, educativa, ma trattandoli come persone, più piccole, ma persone alle quali rivolgersi senza prenderli in giro, senza paternalismi, usando ovviamente un linguaggio più adatto. Perché mentre la letteratura per adulti si rivolge agli adulti senza distinzione, quella per ragazzi deve avere ben presente prima di tutto a chi si sta rivolgendo. Ci sono varie fasce di età e non si può scrivere per un bambino di sei o sette anni come se si scrivesse per uno della scuola media. Tuttavia non sono tanto d’accordo nel mettere le fasce d’età nei libri: quella può essere un’indicazione di massima, anche perché ci sono lettori piccolini che sono bravissimi e sanno leggere testi che magari un bambino delle medie farebbe fatica e viceversa. Detto questo la letteratura per ragazzi richiede notevole impegno“.

Anche un grande sforzo di immedesimazione?
“Immedesimazione? Più che ritornare bambini bisogna aver mantenuto quello spirito inalterato nel tempo, saper vedere il mondo con i loro occhi e aver mantenuto la voglia di divertirsi.
Sono convinto che non ci si possa improvvisare scrittori per bambini. Non è facile per un autore che abbia scritto solo per adulti improvvisarsi scrittore per ragazzi: difficilmente otterrebbe buoni risultati.
Non si può banalizzare e bisogna rivolgersi a propri giovani lettori con serietà e rispetto: il bambino coglie tutto ed è anche molto critico. È necessario stare attenti a ciò che si scrive e a come lo si scrive. I bambini sono molto intuitivi anche nel cogliere gli aspetti ironici e sono molto severi se notano incongruenze e contraddizioni.
A volte chi dice di scrivere per l’infanzia è qualcuno che magari ha raccontato favole inventate per i propri figli e pensa che possano andare bene per tutti e così saltano fuori gli animaletti nel bosco felice, che funzionano tuttavia là dove sono nate, cioè in un ambiente familiare e in un clima affettivo. Il rischio è di ritornare all’intento moralistico e noioso”.

Da insegnante di scienze perché ha deciso di scrivere?
“Il tipo di libri che scrivo io si possono suddividere in tre gruppi. Da una parte romanzi di fantasia il cui intento non è trasmettere messaggi di tipo scientifico, dall’altra libri di divulgazione scientifica per bambini. L’ultimo per esempio è Dinobook di Coccole Books rivolto ai bambini di terza elementare. Da una parte i romanzi, dall’altra la divulgazione e a metà strada un genere che, non voglio fare l’immodesto, ho inventato molti anni fa: quello che coniuga letteratura e scienze. Il bambino può godere il libro in quanto romanzo d’avventura, ma nello stesso tempo, quasi senza accorgersene perché inseriti nella narrazione, può acquisire conoscenze e concetti scientifici sempre rigorosamente corretti. Inoltre, in alcuni testi, si possono approfondire i temi attraverso delle schede inserite all’interno e acquisire anche informazioni.
Ultimamente con una casa editrice romana, Edizioni della Sera, ne ho già pubblicati due romanzi di questo genere. Il progetto, che ne prevede altrettanti, è dedicato ai quattro elementi: aria, acqua, fuoco e terra. Questa serie ha una struttura particolare. I romanzi sono ambientati nella Roma imperiale, all’epoca dell’imperatore Traiano, e narrano le avventure di Lucio e del suo magister. Entrambi sono appassionati di scienze e vivono insieme molte avventure. Sullo sfondo c’è una precisa ambientazione storica, mentre protagoniste sono le scienze e come si sono evolute attraverso il tempo. All’interno sono state inserite delle piccole schede dal titolo Aiutiamo Lucio.
Perché io insegnante di scienze scrivo libri per bambini? A loro rispondo così: mi meraviglierebbe il contrario. La natura, che è sempre in grado di stupirci con la sua bellezza e varietà, è la principale fonte di ispirazione. Inoltre chi è appassionato di scienze deve essere un curioso; se lo è, ha anche voglia di trasmettere le sue informazioni agli altri e poi uno scienziato gioca anche di fantasia: quando formula delle ipotesi deve prendere il sopravvento l’immaginazione e la voglia di andare oltre”.

Le trame come nascono?
“I miei libri nascono dalla mia esperienza e dalle mie conoscenze scientifiche. Amo anche molto i romanzi storici e già in passato ho scritto due libri uno ambientato nell’antica Grecia l’altro, la vera storia della spada nella roccia, ambientato in Toscana”.

Qual è l’accoglienza che riceve dai ragazzi?
“Sono tanto curiosi e alla fine degli incontri mi chiedono di firmare qualsiasi cosa: molti vorrebbero addirittura una firma sulla mano. Sono entusiasti di conoscere dal vivo l’autore, l’accoglienza è sempre molto positiva. I bambini si lasciano coinvolgere facilmente ma questo è in parte anche merito dei loro insegnanti”.

Carlo Spada, padrone di casa a Nenà, si propone come intervistatore, facendo entrare l’attualità nella conversazione: Se tu fossi uno scrittore siriano come racconteresti la guerra ai bambini?
“È difficile, quasi impossibile immedesimarsi in quella tragedia. Probabilmente racconterei la verità, proverei però a far capire che ci sono anche cose belle, non solo le bombe e la morte. Sicuramente è facile da qui formulare soluzioni. Con la casa editrice Matilda, io e altri autori abbiamo scritto una piccola antologia su questi problemi e uno dei miei racconti è ambientato proprio in Siria tra i profughi. Sogni al di là del mare è il titolo dell’antologia. Ho preso spunto da un episodio vero: erano state date delle macchine fotografiche ai bambini dei campi profughi. Attraverso la lente della macchina hanno mostrato quello che hanno visto. Alla fine la protagonista della mia storia dichiara: ho lasciato un pezzetto della mia anima dentro quelle immagini”.

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