Gli irrecuperabili non esistono, la storia di Davide Cerullo

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A volte, la vita scrive storie che sorprendono anche la fantasia. Davide Cerullo è un autore, e prima di tutto una persona, che ha provato su di sé il potere salvifico della parola. E oggi racconta la sua storia di riscatto e di rinascita, la sua storia che inizia a Scampia, passa per il carcere, arriva ad un cambiamento radicale e torna a Scampia, con un progetto rivolto ai bambini e ai ragazzi. Lotta contro la dispersione scolastica, lotta contro modelli di riferimento tutt’altro che edificanti, lotta ispirandosi a quelle personalità che ritiene rivoluzionarie, da Gesù Cristo a Nelson Mandela. cerullociurmaIl Centro Insieme che ha realizzato nel quartiere di Scampia è un esempio concreto di impegno e nella favola “La ciurma dei bambini e la sfida al pirata Ozi” è racchiusa una metafora forte di questa realtà.

La tua storia personale arriva ad un punto di svolta grazie all’incontro con la poesia e la scrittura.

Il mio primo contatto con la parola è stato con il Vangelo. Ho trovato il libricino nel carcere di Poggioreale nel padiglione Avellino, stanza 31, dove eravamo 25 persone. Tornando dall’ora d’aria trovo sulla mia branda un Vangelo. Compio un furto cartaceo, strappo due pagine, che conservo ancora oggi, perché trovo il mio nome ripetuto tre volte e per un attimo mi sono sentito parte di una storia, rimango affascinato dal fatto che il mio nome sia in quella storia perché ritengo che Gesù sia il più grande rivoluzionario di tutti i tempi. Credo che sia, non il carcere dell’uomo, ma la libertà, sono un laico ma credo nel potere di quella parola. Per un attimo mi sono sentito parte di quella possibilità di libertà e di cambiamento. Da lì il primo accenno, la mia solitudine viene assistita da quella parola. Poi esco dal carcere ritorno nella camorra a spacciare, ma quella parola resta con me e, nel frattempo, a Scampia arrivano delle persone che vivono quella parola e saranno loro a strapparmi da quella vita infame e a rendermi consapevole della grandezza che mi portavo dentro, a farmi sentire un “recuperabile”. Piano piano ne sono uscito. Il mio primo libro è stato di Pier Paolo Pasolini, poi ho letto di Gandhi e altri personaggi. La mia vita è stata salvata dalla poesia, la mia vita è stata riesumata dalla bellezza della poesia.

Un incontro importante è stato quello con don Aniello Manganiello.

Aniello mi ha aiutato tanto a riscoprirmi, a riacquistare la mia identità, a sapere quello che dovevo fare.

La tua storia sembra dire che tutti possono farcela se hanno dentro la forza di voler riemergere.

Bisogna avere soprattutto la possibilità di incontrare persone che sanno leggere questo desiderio dentro di noi. C’è bisogno di incontrare coloro che credono che gli irrecuperabili non esistano, persone che sanno ascoltare, che ti fanno esprimere e che sanno anticipare la tua voglia di riemergere.

Come è nato l’impegno verso gli altri e in particolare verso i bambini di Scampia?

Scampia non è solo a Scampia, anche a Cassino c’è una piccola Scampia. Ho commesso dei reati non perché sono nato a Scampia ma perché non mi sono stati dati gli strumenti per difendermi. Ci sono tanti Davide ancora a Scampia proprio perché non hanno trovato una direzione, non gli è stata data una direzione, quella che ti aiuta a crescere. Ed essendo un quartiere fragile è facile perdersi. Nello stesso tempo a Scampia c’è una umanità che non trovi da nessuna parte. Bisogna che le istituzioni, la scuola, la politica tornino a crederci. Purtroppo abbiamo una politica borghese e non di strada, una politica che non capisce i problemi veri della gente. Non ha mai sofferto la fame, la povertà e non può capire chi sta nel bisogno e non costruisce gli strumenti per un possibile riscatto.
Oggi il Centro Insieme va avanti autonomamente e mi sto occupando dell’Albero delle Storie rivolto ai bambini più piccoli.

Come hai deciso di scrivere la tua storia?

Ho sentito la necessità di leggere. Non sono uno scrittore, sono più un lettore, mi piace leggere storie di persone forti, di gente che non ha piegato la testa di fronte ai poteri forti.

Erri De Luca come è entrato nella tua vita?
Siamo amici, ci siamo incontrati davanti ad una bottiglia di vino e ci siamo riconosciuti nella poesia, molto semplicemente.

Napoli non è soltanto Scampia ma è anche una metafora dell’Italia.

Napoli è la città di una umanità straordinaria. Napoli è la città dell’accoglienza e la più bella dell’universo dove c’è chi spara, dove c’è chi ruba ma dove c’è chi vive e costruisce la bellezza.

Napoli è anche la città della Camorra, come reagisce la città?

Ci si è adattati, Napoli è una città che vive bene nel male, si è assuefatta, ma oggi c’è chi sta provando a cambiare le cose e a lottare. Si possono cambiare le cose, si può cambiare.

Le vele di Scampia
Le vele di Scampia – foto di Federica Zappalà (Wikipedia)
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Giornalista, autrice e lettrice onnivora e curiosa. Promotrice culturale, ‘regista dei libri’ e cofondatrice di Tantestorie.it