Un anno dopo, “Io sono Nicandro” diventa un progetto di speranza

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Un anno. Soltanto 365 giorni. Tempo, tempo che scorre che modifica, ci cambia, ci trasforma. Tempo, tempo inclemente, ingeneroso, crudele. Tempo che abbiamo e che non abbiamo avuto. Un anno. È trascorso un anno esatto dal 19 dicembre del 2016, quando un gruppo di persone, ancora non unito dall’amicizia, si è ritrovato intorno ad un tavolo per brindare alla pubblicazione di un libro a cui tutti, in modi diversi, avevano collaborato.

Il libro, che porta il titolo di “Io sono Nicandro”, è un ‘figlio’ di carta di Bruno Di Placido. Una creaturina che tutto il gruppo ha adottato con affetto ed entusiasmo. Un anno fa, quel gruppo di persone stretto intorno al protagonista reale della storia, Nicandro Di Florio, ha promesso di ritrovarsi un anno dopo. Esattamente un anno dopo quel gruppo di persone è diventato un gruppo di amici. Un clima familiare, festoso, costruito passo dopo passo, tappa dopo tappa. Il 19 dicembre 2017 ci siamo ritrovati insieme, esattamente nello stesso posto. Ma tante cose sono cambiate. È stato un anno ricco di bene e di male, un anno forte e doloroso, un anno intenso e avvincente. Abbiamo festeggiato la nascita della versione cartacea di “Io sono Nicandro”, siamo andati tutti insieme alla prima presentazione ufficiale del libro. E con noi c’era Nicandro.

Poi il cancro ha avuto ragione, si è preso la vita del nostro amico e così il 19 dicembre 2017 il sorriso di Nicandro e la sua generosa accoglienza non sono stati al tavolo con noi. Il male ha avuto il sopravvento, ha deciso contro ogni nostra umana speranza. L’assenza è stato il commensale che non avremmo mai voluto invitare. Ci siamo fatti forza, abbiamo brindato a Nicandro, ancora una volta, ci siamo parlati con sincerità, ci siamo detti tante cose anche con i silenzi e gli sguardi. Ci siamo ritrovati intorno al tavolo come una famiglia e abbiamo voltato lo sguardo alla ricerca di un amico che oggi non è più tra noi. Eppure, senza di lui quel gruppo di persone che si è ritrovato intorno a un tavolo il 19 dicembre del 2016 sarebbe rimasto un gruppo di persone. Grazie a Nicandro, un anno dopo siamo amici che si confrontano e che portano ognuno una propria diversità, un proprio punto di vista. Ed ecco allora che, sebbene Nicandro non sia più tra noi, è ancora con noi. Lo custodiamo come un tesoro, come uno spiraglio di speranza che mai deve abbandonarci e come un impegno ad andare avanti e sì, a cercare una cura alla malattia e a trovare una nuova consapevolezza di noi stessi nel mondo. Confidiamo in una cura, ma pensiamo anche alle cause della malattia che decima tante vite in modo tanto doloroso, impariamo a sentire, a vedere, a capire con occhi nuovi. Dentro di noi sentiamo che non è giusto, che non è questa la vita che dovremmo avere, non meritiamo la sofferenza e non meritiamo di infliggerla agli altri e al mondo che ci circonda. Possiamo cambiare? Possiamo invertire la rotta? Possiamo guarire? Questo è il nostro augurio per il 2018, che ognuno si impegni a guarire il suo piccolo mondo liberandosi da egoismi e pigrizie.

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Giornalista, autrice e lettrice onnivora e curiosa. Promotrice culturale, ‘regista dei libri’ e cofondatrice di Tantestorie.it