Ritratto del vento

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Provo a dipingere il vento. La mia mano malferma segue i suoi capricci.
Lui sfoggia i suoi più estrosi travestimenti: si adorna di foglie turbinanti,
s’incipria di polvere, indossa una paglietta soffiata a un contadino (ah monellaccio!).

Mi urla, mi sussurra negli orecchi, mi accarezza, mi schiaffeggia, mi spinge
di qua e di là, incerto fra moine e dispetti, balletto e battaglia.

Scaraventa il cavalletto a terra,
sparpaglia i pennelli e schizza i colori un po’ dappertutto;
prende la tela per una vela che vola via impigliandosi fra i cespugli.

Non riesce a liberarla. Perde anima e fiato, allora mormora,
corrucciato, fra le fronde degli alberi, sbuffa e se ne va.
Raccatto i miei attrezzi strapazzati. Ora che il vento è assente,
riuscirò a lavorare in pace, completando a memoria l’abbozzo già eseguito;
ma le pale eoliche non girano più; l’energia si esaurisce,
la corrente s’interrompe, l’ispirazione si spegne. Blackout.
Abborraccio la solita natura morta.

Antonio Risi

(poesia in concorso Festival Gliu Vient)

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