La festa del gatto

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di redazione
Il 17 febbraio è la data scelta per la festa del gatto.

Perché festeggiare i nostri piccoli amici felini? Semplicemente perché i gatti sono creature avvolte in un’aura di fascino che ne fa i complici privilegiati dei poeti, gli amici consolatori degli amanti traditi, gli alfieri di ogni libertà e l’icona di ogni beatitudine.

I gatti sono lì a scrutarci nel sonno, a riflettere sui destini del sogno. Sono piccole, vibranti creature che tracciano i percorsi dello stupore. Sono anche l’emblema della diversità, confidenti delle streghe e dei discriminati, compagni di strada di tutti gli sconfitti in cerca di riscatto.

La loro frusciante capacità di seduzione, il loro soffice pelo, il loro sguardo sempre indagatore e misterioso, i loro passi flessuosi e la capacità di sorprendere gli umani con le loro fusa ne fanno piccoli, adorabili, amici a quattro zampe.

Il gatto non smette mai di sorprenderci, non smette mai di essere indifferente osservatore interessato.

Indipendente e inafferrabile, è da sempre al centro di pregiudizi e di superstizioni. I gatti figli della notte, i gatti neri stigmatizzati e perseguitati da assurde tradizioni, i gatti scacciati, affamati, maltrattati.

E quest’anno, la loro festa cade proprio di venerdì 17, una data simbolica che coincide con le superstizioni legate ai gatti portatori di sciagura.

Abbiamo ancora paura dei gatti? Crediamo ancora ai poteri malefici dei nostri piccoli felini? Purtroppo sì. I mici continuano ad essere il facile bersaglio di maltrattamenti e atti di indicibile crudeltà.

Qualche tempo fa abbiamo raccontato la storia di un bel micione dal pelo rosso indurito dalla calce (leggi la storia di Charlie) e in quella occasione abbiamo conosciuto l’attività dell’Aidaa, l’Associazione Italiana Difesa Animali e Ambiente, che, per la festa del gatto 2017 lancia un duro allarme. I numeri dell’Aidaa sono dolorosi per chiunque abbia un briciolo di sensibilità.

In italia, ogni anno, vengono avvelenati almeno 70 mila gatti.

Un numero impressionante che dovrebbe farci riflettere. “Il fenomeno dell’avvelenamento di questi animali colpisce particolarmente le colonie feline, e maggiore è la diffusione del fenomeno man mano che si scende nel sud Italia con punte altissime di gatti avvelenati ed uccisi in Puglia, Sicilia e Calabria, anche se da tale fenomeno non sono immuni tutte le altre regioni sia del mezzogiorno, che del centro e anche se in misura minore del nord Italia.

Purtroppo, – ha spiegato Lorenzo Croce presidente Aidaa – parliamo solo dei casi che sono stati resi noti dalla stampa e dalle gattare, ma in un paese dove ci sono 7 milioni di gatti di cui almeno un milione e mezzo nelle colonie feline appare evidente che il problema è più ampio rispetto ai dati in nostro possesso. L’ultimo caso in ordine di tempo è quello della colonia di Palermo dove sono stati rinvenuti piatti con cibo avvelenato, così non è possibile andare avanti, va bene la giornata del gatto ma chiediamo maggiore rigore nell’applicazione delle leggi”.

Antonella Brunetti presidente vicario e responsabile settore gatti di Aidaa ha aggiunto: “In Italia diffondere i bocconi avvelenati è un reato, ma nonostante le decine di denunce che facciamo ogni mese i controlli non ci sono e spesso gli avvelenamenti vengono reiterati ai danni dei mici delle stesse colonie e questo avviene anche qui a Brindisi dove opero con le colonie dei Micetti. Serve un giro di vite e maggiore serietà nell’applicare le leggi che esistono ma spesso rimangono solo scritte sulla carta”.

Perché le leggi non vengono rispettate? “Perché è difficile far capire che i gatti sono soggetti con dei diritti e che sono tutelati anche dalla legge come tutti gli esseri viventi. Il dramma – ha spiegato Antonella Brunetti che ha fatto del suo amore per i felini la sua forza nel volontariato – è che le attività di monitoraggio e difesa degli animali ricadono completamente sulle spalle delle associazioni. Troppo spesso ci ritroviamo da soli a tentare di proteggere i nostri amici gatti”.

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