Ricordando madre Amalia Fanelli, una vita per i figli di Cassino

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Puntando sulla solida base di un’educazione umana e cristiana ricevuta in famiglia prima a Riccia nel Molise, ove nacque il 6 gennaio 1911, e completata poi nell’istituto delle Suore Stimmatine, madre Amalia Fanelli visse la sua avventura terrena con l’occhio del cuore fisso sempre sulla meta ultraterrena e con la mano sempre tesa ad aiutare chi a lei ricorreva.

Giovane suora di soli 21 anni, viene a Cassino, entra nella casa orfanotrofio detta delle Cappuccinelle che inizialmente era nelle vicinanze della Chiesa Madre e, in questa casa un po’ dimessa, suor Amalia inizia la sua missione di educatrice nella scuola e di generosa benefattrice di innumerevoli orfani e poveri della città e del circondario, sostenuta dalla carità dell’indimenticabile Abate Gregorio Diamare.

Da madre attenta, solerte e silenziosa entra a far parte della grande famiglia della Città di Cassino per scrivere pagine belle soprattutto nel tempo del bisogno e del dolore.
I primi bombardamenti di Cassino del settembre 1943 la portano, insieme alle altre suore della Città e alle orfanelle, a trovare rifugio a Montecassino e lì rimane per oltre un mese: poi tutte partono per Roma, luogo più sicuro.
Ma solo il tempo di riaversi dallo sgomento della deprecabile quanto inutile distruzione di Montecassino, il 15 febbraio 1944, e poi di Cassino, il 15 marzo, ecco che suor Amalia torna con un gruppo di suore e, con l’audacia che viene dall’Alto, riprende possesso della casa di Corso della Repubblica entrando per le finestre lei stessa, le suore e le orfanelle: tutto questo per evitare che il loro edificio fosse destinato dal Sindaco Gaetano di Biasio a sede del tribunale.
Certo, in quel momento storico post bellico di povertà e generale disorientamento, era più urgente l’attenzione all’uopo con la carità di Cristo che la pur necessaria amministrazione della giustizia.
E così la casa delle Stimmatine si fa casa aperta per i senza tetto, per gli orfani e per quanto bussavano per un pezzo di pane o per degli indumenti e, nello stesso tempo, diviene anche efficiente centro di informazioni per la ricerca dei dispersi e per dare indicazioni ai tanti sfollati che riprendevano possesso delle loro case, ormai ridotte a cumuli di macerie.
Dal dicembre 1945 nei locali di fortuna resi agibili al pian terreno della casa si riapre la prima scuola della Città, mentre nella zona periferica di san Michele, in contrada Figlieri, in un cascinale di fortuna avevano ricominciato scuola e catechismo le suore di Carità.
La casa delle Stimmatine diviene anche il primo ed unico luogo di culto per Cassino in fase di ricostruzione e la Cappella delle suore si erge a Chiesa principale della Città e del circondario.
In pari tempo vi si stabilisce anche la sede della Curia diocesana dove, principalmente il sabato, l’Abate Ildefonso Rea e don Ciccio Falconio ricevevano i fedeli e assolvevano i pur necessari compiti burocratici.
Madre Amalia e le suore gestiscono con amorevolezza il centro di raccolta e smistamento dei viveri e degli indumenti, che il Papa Pio XII inviava alle nostre popolazioni sinistrate attraverso la POA (Pontificia Opera Assistenza): essa era diretta dall’infaticabile don Martino Matronola, che successivamente, nel periodo estivo, diede inizio proprio insieme a suor Amali alla colonia di Scauri per fanciulli bisognosi.
La sua carità la spinse ad aprire anche un ricovero per anziani e malati abbandonati, attuando finalmente un desiderio che l’Abate Diamare le aveva consegnato prima di morire. La storia del dopoguerra e degli anni successivi è la storia della ricostruzione della Città, dell’Abbazia e di tutto il circostante territorio, ma soprattutto epopea gloriosa di carità cristiana e di impegno di tante eroiche persone: tra queste primeggia Madre Amalia Fanelli, dal volto luminoso e sorridente, aperta all’accoglienza umana e alla bontà senza limiti, perché, come ha scritto il grande oratore francese Bossuet “quando Dio plasmò il cuore e le viscere dell’uomo vi seminò anzitutto la bontà”.
E in Madre Amalia questo seme mise profonde radici e portò frutti abbondanti.

Gli alunni della classe IV e V
della Scuola Primaria Paritaria
“S. Maria delle Grazie”
Suore Stimmatine

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