Il profumo dei pomodori

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di redazione

La storia di oggi è una storia di profumi e di ricordi. Stamattina, ci hanno svegliati il crepitio del fuoco  e quell’intenso aroma di legna secca e ramoscelli di resti di potature. Sul fuoco stavano a bollire gli enormi pentoloni per cuocere i pomodori.

Le famiglie si allargano all’inizio di agosto, fanno spazio a cugini, vicini, parenti di ogni grado per aumentare la mano d’opera di uno degli eventi principali della vita del sud Italia: le conserve di pomodoro per l’inverno.

E’ un rito contro ogni tipo di spreco. Si recuperano e si lavano le bottiglie di vetro, soprattutto quelle di birra, ci si aiuta l’un l’altro, si condivide il lavoro, le chiacchiere, gli scherzi. Il profumo dei pomodori maturi e l’irresistibile richiamo del basilico fresco sono gli ‘spiriti guida’ della giornata dedicata alle ‘bottiglie’.

A metà mattinata si prepara la merenda per tutti a base di focaccia e un bicchiere di vino per accompagnare. E poi, si aspetta di far cuocere i peperoni rossi da fare arrostiti per non sprecare la brace sulla quale sono stati messi a bollire i fusti di metallo con dentro le bottiglie tappate una per una.

Un rito che ha il sapore dell’estate, l’odore del pomodoro fresco e del basilico e l’inconfondibile calore che hanno le famiglie del sud. E mentre si lavora si ricordano i tempi antichi quando le bottiglie si mettevano a cuocere nel forno a legna e si usavano attrezzi manuali e non certo elettrici per passare i pomodori e farli diventare salsa.

“Mia madre faceva così”… si sente dire da un lato all’altro della tavola. Ognuno con il suo metodo, ognuno con i suoi ricordi, perché il rito delle bottiglie è parte dell’infanzia, insieme al profumo del pomodoro e del basilico si torna indietro nel tempo cullati dal frinire delle cicale.

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